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venerdì 1 maggio 2009

I più venduti

Complice un'offerta speciale, ecco che nasce un fatto curioso. Nella classifica degli articoli più venduti dell'Apple Store online nella categoria Mac al primo posto c'è l'Office di Microsoft, ovvero un prodotto della principale concorrente (che Apple e Microsoft siano realmente concorrenti potremmo anche discuterne). Per vedere il primo prodotto marchiato Apple bisogna scendere fino al 10° posto.

È interessante vedere che primi posti sono tutti occupati da software Microsoft o Adobe, senza il cui supporto probabilmente il MacOSX avrebbe grossa penuria di applicativi seri. Insomma: Cupertino sa bene quale santo ringraziare.

La classifica che cito l'ho vista qualche notte fa, quando ho fatto lo screenshot che vedete in figura.

Buon podio a tutti!

venerdì 28 novembre 2008

Black Friday: 15%, ma de ché?

Ennesima presa in giro, questa volta non da parte di Apple direttamente, ma da parte di tutti i vari Emilio MacFido in giro per la rete. Si era strombazzato a destra e manca: Sconti fino al 15%! Siamo tutti commossi, bla bla bla.

Poi il Black Friday arriva davvero e gli sconti del 15% non ci sono: lo sconto massimo sui prodotti Apple arriva al 9,6%, nella fattispecie per l'acquisto di un iPod Touch da 8GB, prendendolo più grande lo sconto non aumenta, ma in percentuale diminuisce. Salendo di fascia il ribasso si fa sempre più sottile, arrivando fino allo zero assoluto riservato alla fortunata fascia professionale.

Un consiglio ai vari MacFido. Se volete ulteriormente fare un favore gratuito a Jobs e soci, potreste portare come esempio gli sconti sulle custodie (si risparmiano anche 6 euro e si arriva al 20%) o magari il caricabatterie da auto su cui Apple applica un ribasso a dir poco folle: 29,8%. Roba da saldi di fine stagione. Cosa fate ancora qui? Correte a comprare, comprare, comprare.

Buona spesa a tutti

PS
Giuro che questo non l'avevo ancora visto quando ho scritto questo post.

giovedì 9 ottobre 2008

Educarne cento per colpirne cento

Fa veramente pensare la nuova iniziativa di Apple, fortunatamente riservata al nord America, per portare le scolaresche in gita negli Apple Store.

Facciamo un contro esempio. In Italia la Ferrero organizza le visite guidate per bambini e scuole, ma nei suoi stabilimenti. Immaginatevi se invece portasse file di grembiulini tra le corsie dei supermercati. Farebbe ridere.

Apple invece, con un'enorme faccia da bronzo (forse l'hanno forgiata con il nuovo metodo brick) propone proprio questo: facciamo visitare i nostri negozi ai bambini, così li educhiamo a spendere danaro con noi. Per ora quello dei genitori, poi da adulti il proprio.

Un trucco che, ritornando al paragone di prima, non è molto dissimile dalle caramelle e i cioccolatini (anche Ferrero) che si trovano giusto di fianco alle casse dei nostri supermercati. Piangi bambino, piangi. Nessun iPod per te. Solo una maglietta, così per fare un po' di pubblicità in giro.

Buon consumismo a tutti.

lunedì 6 ottobre 2008

Senza clausola ma non troppo

Rispondo con colpevole ritardo ad Angel.

Like a fish out of water, by colodioApple ha cassato la clausola di segretezza sulla pubblicazione delle applicazioni per iPhone/iPod Touch nell'App Store. Ciò è un bene, ma come al solito bisogna fare alcune considerazioni.

Innanzitutto Apple non si è mossa di sua spontanea volontà: le critiche alla NDA sono arrivate unanimi da tutti i versanti. Se non fosse stato per il danno di immagine autoinflittosi, Cuperino non avrebbe mai fatto il doveroso passo indietro. Comunque l'ha fatto e siamo contenti. Almeno un po'.

Perché infatti la clausola non è stata completamente cancellata ed è ancora in vigore per le applicazioni in fase di sviluppo o comunque che non sono state ancora rilasciate. Una mossa di marketing piuttosto che un vero e proprio mea culpa. Apple ha fatto la parte del regnante illuminato elargendo ai suoi sudditi questo magnanimo gesto di benevolenza. Uno specchietto per le allodole per nascondere che nei fatti poco è cambiato.

Buona sudditanza a tutti.

giovedì 25 settembre 2008

Devi stare muto

In casa Apple comanda Apple. Fa niente se i soldi erano buoni quando hai comprato l'iPhone, l'iPod o l'iFac (fate finta sia italiano maccheronico dall'inglese). Fa niente se hai pagato i 99 dollari per diventare sviluppatore e sperare che un giorno la mela ti dica di sì.

Perché se per un qualche motivo la tua applicazione viene rifiutata non puoi dirlo. Devi stare muto perché non sono cazzi tuoi. Non lo deve sapere nessuno. Zitto e paga. Altrimenti ci vanno di mezzo anche le altre app. È davvero questo che vuoi?

Una situazione che ha dell'inaccettabile soprattutto quando le polemiche sugli esclusi (in questo negozio non possono entrare i cani e gli ebrei) non riguardano applicazioni che creano problemi di privacy o sicurezza per l'utente. Gli esclusi sono quelli che cercano di fare meglio di Apple là dove Apple non vuole fare di meglio. Perciò le email si possono leggere solo in un modo, e il vostro giocattolo non può funzionare se non attraverso iTunes.

E questo ci riporta al principio: in casa Apple comanda Apple. Peccato che il telefono sia mio.

Buona spifferata a tutti.

venerdì 18 gennaio 2008

Kindle sorpresa

Kidle Closeup - foto di John PastorSteve Jobs, ormai quasi come una rockstar, ha rilasciato un'intervista al New York Times, in cui, tra le altre cose, ha affermato che il lettore ebook di Amazon, il famoso Kindle, non avrà mai un grande successo perché molti americani non leggono più di un libro all'anno.
A parte lo squallido bearsi della pigrizia culturale americana (tutta da verificare), Jobs non sembra parlare con cognizione di causa. Infatti, per quanto sia esteticamente orrendo, il Kindle è vendutissimo, tanto che Amazon non riesce a star dietro alle richieste. È talmente ricercato che su Ebay la gente si permette di rivenderlo a prezzo maggiorato (si superano facilmente i 700$, mentre di listino ne costa 399$) e questo nonostante non sia un prodotto di consumo facile come un telefono o un lettore mp3.
Inoltre, a mio parere, il buon Steve agisce anche per uno spirito di timorosa difesa. Amazon ha lanciato l'unico store di musica online che potrebbe infastidire iTunes: ormai Amazon MP3 ha un catalogo paragonabile a quello della Apple, e mentre solo una parte dell'offerta di iTunes è priva di lucchetti digitali, tutto il materiale venduto da Amazon è DRM free, anche per quelle etichette che sullo store di iTunes sono disponibili solo in formato protetto. Inoltre considerando che parte dei brani sono venduti a 89 centesimi, Amazon MP3 è leggermente più conveniente (anche se mi sarei aspettatto qualche sforzo in più).
Personalmente preferisco ancora il libro di carta a quello elettronico. E giusto per la cronaca, di libri (non tecnici) è bene leggerne almeno 12 all'anno. Un libro al mese non è poi così tanto!

via Gustomela

lunedì 10 settembre 2007

Pagare le suonerie. Di nuovo

Prendendo in prestito la faccia dai famosi Bronzi di Riace, Apple fa pagare per creare le suonerie per il suo discusso telefonino. Ovvero: se hai già un brano, ad esempio lo hai rippato da un disco, non puoi usarlo come suoneria dell'iPhone ma devi pagare Apple per acquistare di nuovo il brano come suoneria. E nulla cambia se già l'hai acquistato come canzone dall'iTunes Store stesso: devi pagare di nuovo. 99 centesimi per ogni suoneria e 99 centesimi per ogni canzone (se accetti le manette del DRM).
E non si creda che sia un problema tecnico o una maniera per fornire ai clienti solo suonerie di alta qualità: la prima release di iTunes 7.4 permetteva di crearle gratis. Altolà, gridò Steve Jobs, qualcuno sta facendo qualcosa senza che noi ci guadagnamo! E così è stata rilasciata la 7.4.1. Ma la limitazione è, di nuovo, facilmente aggirabile e ci sarà una nuova release. E poi un'altra ancora. Possibile che alla Apple non imparino nulla dalla storia?
E non è tutto. Infatti sull'iPhone non solo bisogna pagare per usare le canzoni come suonerie ma non si può neanche usare un qualunque brano, ad esempio i vagiti di un neonato. Dimmi, cara Apple, vuoi vendermi anche la risata di mio figlio?

lunedì 4 giugno 2007

Ad occhi chiusi



Su Macity leggo che Apple non ha ancora fatto dichiarazioni riguardo la marchiatura nascosta all'interno dei file privi di DRM venduti su iTunes Store. E proprio per far fronte a questo silenzio ci pensa Fabrizio Frattini, dicendo che
Anzi qualcuno sembra escluderlo attribuendo le differenze tra lo stesso file scaricato con account diversi al sistema con cui il file tiene traccia delle proprie modificazioni. In pratica un file è diverso dall'altro a seconda della data e dell'ora in cui viene scaricato e per questo i due file hanno dimensioni differenti.
Ovviamente si parla di qualcuno, nessuna fonte citata, mentre ci sono delle fonti autorevoli che paventano il pericolo per la privacy degli utenti. Inoltre, anche ammettendo che Apple abbia inserito la data nel file, perché nasconderla nel flusso musicale del file, invece che scriverla nei tag che pure sono previsti?
Inoltre, perché trattare così quegli utenti onesti che pagano per avere i file? Che razza di incentivo è se un utente che preferisce non rischiare nulla può facilmente scaricare i brani dalle reti Peer-To-Peer?
E tanti utenti Apple pensano sia meglio tenere gli occhi chiusi, per non vedere la propria fede ricambiata con la malafede.

PS: La sapete la differenza tra televisore e televisione?

sabato 2 giugno 2007

Protezionismo globalizzato

Che bello! Oggi mi sono arrivati dei dischi dal Sud Africa e dei pennarelli Pantone dagli Stati Uniti. Che gran cosa che è la globalizzazione! Peccato che Apple non la pensi così, tanto che ha pensato di dividere il suo negozio online iTunes Store nazione per nazione.
Così che non è possibile per chi si trova in Italia comprare un brano o un video nello store statunitense o in quello francese. Dopo tutto lo diceva anche Cesare: Divide et Impera (dividi e comanda). Ovvero: non dare troppa libertà agli acquirenti, per poterli controllare meglio.
Nel frattempo anche l'Unione Europea chiede il perché di questa divisione (per lo meno all'interno del vecchio continente). Bisogna aspettare lunedì.
Nel frattempo godiamoci una domenica a Milano.

giovedì 31 maggio 2007

Marchiati ed etichettati

Leggo su Melablog, che i nuovi file senza protezione DRM venduti dall'iTunes Store, contengono un tag nascosto in cui sono registrati nome, cognome e indirizzo email.
A parte che i file senza DRM costano il 30% in più, costo assolutamente non giustificato dalla banda necessaria a trasmettere il file e a parte che comprare un brano online non rende l'acquirente un reale possessore, poiché non si può rivendere il file acquistato come si fa con un disco normale, mi sembra quanto meno sleale nascondere nel file le informazioni personali dell'ignaro cliente. Dopotutto quando noi compriamo un disco in un negozio, non viene scritto sul disco il nostro nome: lo scontrino è a parte.

PS: È mai possibile che alla gente piaccia questa cosa?

Allibrito

Uno dei lettori di iLounge ha comprato un audiobook da iTunes. Peccato che l'audiobook acquistato non funzionasse su iPod.
Contattata Apple, il servizio clienti ha chiesto scusa (e ci mancherebbe!) e ha consigliato a tutti i possessori di iPod di non acquistare degli audiobook per qualche settimana poiché a quanto pare il problema è presente anche in altri audiolibri.
Tutti gli altri utenti che non lo sanno possono continuare a compare audiolibri difettosi. Perché Apple, benché sia a conoscenza del problema, non pensa neanche a togliere dagli scaffali i prodotti difettosi ma, ne sono sicuro, porgerà le sue più sentite scuse a chi crederà di comprare un file funzionante.