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sabato 15 maggio 2010

Il Robottino e la mela rosicata

Abbiamo letto tutti del sorpasso di vendite di Android ai danni di iPhone (saldamente in testa resta comunque il Blackberry). E allora i vari fan della Mela si sono affrettati a fabbricar improbabili ventose per tentare la scalata di levigati e chiari specchi. Tra le più fantasiose:

  • Non è vero niente
  • Il NPD è in realtà un editore di romanzi fantasy
  • Il sondaggio va ripetuto utilizzando una app per iPhone (che dovrà essere approvata da Apple, ovviamente)
  • Lo sanno tutti che gli Androidi non esistono

Messi da parte gli scherzi, vediamo che la Apple si è data effettivamente un gran da fare per minimizzare la notizia, etichettando i dati come poco significativi perché relativi al solo mercato statunitense. E in questo è stata seguita a ruota da tutte le testate e i blog fedeli alla mela.

La risposta di Apple contiene sia una verità che una bugia. La verità è che su scala mondiale l'iPhone è ancora di gran lunga davanti ad Android (non ho dati alla mano, ma non mi sento di dubitare il contrario). La bugia riguarda la rilevanza dei dati presentati da NPD. Tutt'altro che trascurabili visto che gli Stati Uniti sono il mercato più importante del mondo.

Mi sembra interessante approfondire le ragioni reali che hanno spinto Apple a sguinzagliare i suoi portavoce. Non è infatti solo una questione di immagine o di sentirsi rodere il fegato (scusa Steve!). Qual è la prima reazione che si ha quando un'azienda perde una parte del suo aurea dorata? Semplice: le quotazioni in borsa vanno giù. Se poi ci mettiamo che i dirigenti Apple, Jobs in primis, sono pagati principalmente in stock options e che da Cupertino non si è visto ancora il becco di un dividendo, il cerchio si chiude.

Se Apple distribuisse dividendi, allora sarebbe nell'interesse degli azionisti mantenere alti gli incassi dell'azienda (e questo bisogna dire che Apple lo sa fare bene). Visto che però i dividendi non ci sono, allora l'unico interesse degli azionisti è quello di vedere le azioni crescere e crescere ancora. Questo vale ancora di più quando ci sono di mezzo le stock options (ovvero la possibilità in futuro di acquistare un certo numero di azioni al prezzo corrente al momento dell'emissione dell'azione). Le azioni Apple diventano così un titolo puramente speculativo: fa niente che si domini il mercato o che ci siano delle ombre qua e là. Il continuo salire delle azioni è l'unico guadagno per gli azionisti.

Resta da capire ancora cosa gliene frega di tifare Apple a quelli che di azioni non ne hanno.

martedì 28 ottobre 2008

La cassa piena e la magia dei dividendi

Come giustamente mi viene fatto notare, ho mancato uno dei motivi principali dell'extra cash di Apple: i dividendi che non ci sono.

Quasi tutte le aziende ogni anno dividono i guadagni con gli azionisti, che altro non sono che i padroni dell'azienda stessa, con quote direttamente proporzionali alla quantità di azioni possedute.

Visto che si ciarla tanto della quantità di cash di Microsoft inferiore a quella di Apple, che ha 4,2 miliardi di dollari in più dell'eterno rivale, vediamo cosa fa Microsoft con i dividendi.

Dal 2004 al 2007 Microsoft ha staccato dividendi per circa 3,85 dollari per azione. Considerando che di azioni Microsoft in giro ce ne sono 8,90 miliardi, si tratta di una distribuzione dei guadagni verso gli azionisti pari alla bellezza di 37,9 miliardi di dollari. Per quest'anno (i dati saranno confermati il 18 novembre) si prevede che Microsoft stacchi dividendi per almeno 4,1 miliardi, cifra che guarda caso è molto vicina all'apparente vantaggio di Apple. Il totale negli ultimi quattro anni si attesta quindi a più di 42 miliardi di dollari.

Cosa faceva Apple nello stesso periodo? Non staccava alcun dividendo tenendosi tutti i soldi in pancia. Non tutti, ovviamente. Qualcosina veniva distribuita anche nei famosi premi di produzione, con una parte che si perdeva negli scandali delle stock options (mi faccio retrodatare le opzioni sulle azioni, così posso comprarle ad un prezzo inferiore al loro valore reale).

Fare i gradassi così è veramente troppo facile. Un consiglio: se Apple ha la botte piena evitate di gioirne senza motivo. Finireste per fare la parte della moglie ubriaca.

Buona bevuta a tutti.

venerdì 7 settembre 2007

Sfida verso il basso: la verità

Ecco cosa è successo! Ci voleva Gartner.
iPhone non vende più. Dopo il botto iniziale già si era avuto un calo nei mesi scorsi e ora, a quanto pare, c'è stata una completa battuta d'arresto. Ecco perché Apple ha deciso di abbassare il prezzo: dopo aver spennato i fedelissimi bisogna cominciare a vendere agli utenti normali. Ed ecco anche perché il titolo Apple in borsa ha visto un crollo (-5% in un solo giorno): gli investitori avevano subdorato che il ribasso non era un regalo ma un grido d'allarme.
E i cento dollari che Apple ha rimborsato agli utenti? Un gesto quanto meno dovuto ma tuttavia non del tutto trasparente e corretto. Il centone non è moneta sonante ma un buono acquisti presso Apple e sappiamo tutti che Apple ricava forti percentuali dai suoi store. Quindi Apple sborsa molto meno di quanto sbandiera e i soldi restano comunque in mano sua.
Perché sono i soldi che contano, non la loro ombra.

martedì 22 maggio 2007

4 miliardi di lacrimucce

C'è stato un post di Engadget, quasi un blog su gadget elettronici e non solo, in cui si ipotizzava di voci di corridoio secondo cui Apple avesse posticipato sia l'iPhone che il MacOS X 10.5. In seguito a questo post, rivelatosi falso, la Apple ha perso in borsa la bellezza di 4 miliardi di Dollari, al cambio circa 3 miliardi di Euro.
A quanto pare la Apple ora sta indagando su quel post, forse nel tentativo di chiedere un risarcimento. Quale patetico modo di piangersi addosso per colpa di una voce di corridoio, un rumor. E pensare che Apple deve tanto ai rumor che si inseguono e si susseguono a placare la fame di novità della gente che pare non aspetti altro che spendere lo stipendio nelle mele di Cupertino. Infatti le voci di corridoio fanno in modo che di Apple si parli sempre, una grande forma di pubblicità, e così come un rumor errato ha fatto calare il titolo in borsa, altre voci di corridoio l'hanno aiutato a salire.

Non piangere Apple: c'è ancora chi ti vuole bene.